Una serata dedicata alle donne, tra vino, emozioni e dediche
Ci sono serate che nascono con un’intenzione precisa.
Non solo degustare vino, ma fermarsi a riflettere su ciò che quel vino rappresenta.
L’appuntamento con l’ABC della Degustazione di questa volta cade nel giorno della Festa della Donna, e proprio da qui prende forma l’idea della serata: celebrare il contributo femminile nel mondo del vino, un settore che negli ultimi anni ha visto sempre più donne emergere con competenza, sensibilità e determinazione, spesso affrontando ostacoli che per molto tempo sono stati considerati la normalità.
Quando i partecipanti iniziano ad arrivare, l’atmosfera è quella delle serate che promettono qualcosa di diverso, mentre le bottiglie disposte sul tavolo attendono silenziose di raccontare la loro storia.
Come sempre accade durante gli incontri dell’ABC della Degustazione, il tavolo si riempie lentamente di volti diversi: alcuni curiosi, altri già familiari, qualcuno alla prima esperienza. L’energia è quella delle occasioni in cui il vino diventa pretesto per incontrarsi, ma anche per ascoltare.
Dopo aver dato il benvenuto ai partecipanti e raccontato brevemente il progetto dell’ABC della Degustazione, arriva il momento di presentare l’ospite della serata.
Questa volta al centro del racconto c’è Sara Costantini, giovane produttrice dei Castelli romani dell’azienda Borgo del Cedro.
Sara ha solo ventisei anni, ma parla della sua azienda con la lucidità e la consapevolezza di chi ha già attraversato molte sfide. Racconta il lavoro in vigna, le responsabilità quotidiane, le scelte che ogni vendemmia impone. Ma soprattutto racconta cosa significa essere una giovane donna in un settore che per decenni è stato dominato quasi esclusivamente da figure maschili.

“Il mondo del vino sta cambiando”, spiega, “ma non sempre è stato semplice trovare il proprio spazio. A volte serve dimostrare qualcosa in più, altre volte basta la determinazione di continuare a lavorare con serietà e passione perché siano i vini stessi a parlare”.
Le sue parole creano immediatamente un’atmosfera diversa attorno al tavolo. Non è solo una degustazione: è un racconto di lavoro, di impegno e di identità.

La degustazione prende il via con Filiae il loro Frascati Superiore DOCG.
Sara ci racconta che il nome di questo vino deriva dal latino e significa “figlie”, ovvero lei e la sorella Giulia, figlie d’arte della famiglia Costantini molto conosciuta nel settore vitivinicolo laziale, che guardano al futuro dell’agricoltura.
Versiamo il vino nei calici e invitiamo i partecipanti a osservarlo e ad annusarlo. Come sempre, l’ABC della Degustazione parte da un principio semplice: prima delle definizioni, vengono le sensazioni.
Qualcuno parla di freschezza, qualcun altro di fiori bianchi e agrumi. Il vino appare luminoso, immediato, e accompagna l’inizio della serata con quella leggerezza elegante che invita alla conversazione.
Con il secondo calice arriva Topho il Roma DOC Bianco.
Sara spiega che il nome, sempre derivante dal latino, significa “tufo” ed è un omaggio al terreno dove sorgono i vigneti di Borgo del Cedro, formatosi da ceneri provenienti da esplosioni vulcaniche.
Qui la degustazione assume un ritmo più riflessivo. I partecipanti si prendono qualche istante in più per esplorare i profumi e il sorso. Sara racconta le scelte che stanno dietro questo vino, il desiderio di esprimere il territorio senza sovrastrutture, lasciando che siano le uve e il suolo a guidare il risultato.
Le parole si intrecciano ai commenti dei partecipanti e la conversazione scorre naturale, come accade quando il vino riesce a creare uno spazio di ascolto reciproco.
Ma questa serata riserva anche un momento speciale.
All’inizio dell’incontro ho consegnato a ogni partecipante un piccolo biglietto per ciascun vino degustato. L’idea era semplice: scrivere in forma anonima un pensiero legato al calice.
A chi lo dedicheresti?
Con chi lo berresti?
Oppure, quale ricordo ti ha evocato?
Durante la degustazione qualcuno scrive subito, altri aspettano qualche minuto, qualcuno rimane a pensare più a lungo.
Quando arriviamo ai rossi, la serata entra nella sua fase più intensa.
Parentes il Rosso Lazio IGT porta nel calice una struttura più avvolgente. I profumi diventano più profondi, le conversazioni rallentano e i partecipanti sembrano ascoltare il vino con maggiore attenzione.
Anche per Parentes, Sara spiega da dove nasce questo nome che significa “genitori”, è ovviamente un chiaro ringraziamento alla mamma e al papà, fonte per lei di ispirazione e ammirazione.
Sara continua descrivendo il carattere di questo rosso e il legame con il territorio, mentre qualcuno al tavolo osserva come alcuni vini sembrino fatti apposta per essere condivisi.
L’ultimo calice della serata è Silicea il Roma DOC Rosso.
Anche in questo caso, spiega Sara, il nome del vino è un riferimento al terreno, ovvero il “basalto” una roccia vulcanica formatasi dalla solidificazione del magma, molto presente nei loro vigneti.
Il colore nel bicchiere è profondo, i profumi si aprono lentamente e il vino accompagna gli ultimi momenti della degustazione con una presenza più meditativa. È uno di quei vini che invitano a prendersi tempo.
Ed è proprio a questo punto che arriva uno dei momenti più sorprendenti della serata.
Raccolgo i bigliettini e inizio a leggerli ad alta voce.
All’inizio qualcuno ride con imbarazzo, ma presto il gioco si trasforma in qualcosa di molto più autentico. Tra i messaggi anonimi emergono dediche a persone care, ricordi di viaggi, brindisi immaginati con amici lontani o con qualcuno che non c’è più.
Man mano che i biglietti vengono letti, il tavolo cambia atmosfera. Le persone si ascoltano con attenzione, qualcuno sorride, qualcun altro resta in silenzio.
Il vino, ancora una volta, ha fatto quello che sa fare meglio: creare connessioni.
Quando la serata si avvia verso la conclusione, rimane la sensazione che questo appuntamento dell’ABC della Degustazione abbia avuto qualcosa di speciale.
Non solo per i vini degustati o per le storie raccontate, ma per il significato che ha accompagnato l’intero incontro.
Celebrando il lavoro e la passione di una giovane produttrice come Sara Costantini, la serata è diventata anche un piccolo omaggio a tutte le donne che oggi contribuiscono a rendere il mondo del vino più ricco, più inclusivo e più dinamico.
I calici si svuotano lentamente, le conversazioni continuano ancora per qualche minuto e qualcuno torna a guardare i bigliettini letti poco prima.
Fuori la notte è ormai scesa sulla città e attorno al tavolo rimane quella sensazione familiare che accompagna sempre i nostri incontri.
Il vino, ancora una volta, ha fatto il suo lavoro: raccontare storie e unire le persone, in attesa del prossimo appuntamento.

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